Il discografo: la musica senza confini di Avishai Cohen

Mezzogiorno, 11 giugno 2020 – 17:10

Il trombettista ha pubblicato per la Ecm «Big Vicious», un album molto intrigante dove il jazz si contamina profondamente con il rock e l’elettronica

di Fabrizio Versienti



Nato a Tel Aviv nel 1978, cresciuto musicalmente a New York sulla scena del jazz più avanzato e contaminato dai linguaggi della contemporaneità, il trombettista Avishai Cohen è oggi uno dei talenti più interessanti del catalogo Ecm. Dopo la lunga esperienza americana e un tempo sabbatico, forse di disintossicazione spirituale, trascorso in India, oggi Cohen è tornato a vivere a Tel Aviv ed è con alcuni dei migliori talenti di quella scena che si ripresenta con il suo ultimo album Big Vicious (Ecm, 2020). D’altronde, l’etichetta di Manfred Eicher non ha preclusioni geoculturali, tant’è che recentemente ha dato grande spazio a un altro talento di Tel Aviv, il sassofonista Oded Tzur. E la musica di Cohen in Big Vicious non ha confini di alcun genere: basandosi su una stramba geometria che poggia su due chitarristi (uno dei quali passa all’occorrenza al basso elettrico) e due batteristi, oltre a un pizzico di elettronica, possiede trama e timbrica modernissime, pronte a orientarsi verso il rock (King Kutner) o l’elettronica (come in Honey Fountain e Fractals, realizzate con la collaborazione del producer Rejoicer, o nella versione assai originale di Teardrop dei Massive Attack). I brani sono molto «scritti» e quindi poco jazzistici anche per questo; a volte il giochino non funziona (come nella versione non indimenticabile della Moonlight Sonata beethoveniana), in altri casi invece regala autentiche preziosità come il clima contemplativo, ma tutt’altro che irenico, di Hidden Chamber, la scala indiana alla base di Fractals, la bella «narrazione» di The Cow and the Calf. Non tutto è ugualmente riuscito, ma l’elemento che domina e dà forza all’intero album è la tromba di Cohen, il cui suono lirico e malinconico (senza trattamenti elettronici, quasi «naturale») è di una bellezza magnetica.

11 giugno 2020 | 17:10

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