Ora chiariamoci: chi sono oggigli intellettuali?

Mezzogiorno, 6 febbraio 2020 – 12:19

di Marco Lombardi

La vicenda Ruotolo dimostra che l’encefalogramma della politica napoletana non poi cos piatto come gli apparecchi di rilevamento mostravano fino a qualche tempo fa. Il problema, semmai, potrebbero essere gli apparecchi. Se torno sull’argomento, per sottolinearne un aspetto suggerito ieri da Enzo d’Errico sul Corriere del Mezzogiorno.

Ricapitoliamo: con sgradevole, censurabile rudezza, Ruotolo ha liquidato il fronte avverso alla sua candidatura, che per comodit chiamer il fronte de Giovanni-Macry, definendolo non rappresentativo dell’intellettualit cittadina. Ecco il punto, del quale mi piacerebbe discutere: chi, quanti sono gli intellettuali napoletani? Sono, per caso, solamente i professori universitari, i grandi professionisti, gli imprenditori di un certo peso economico e quant’altro la societ civile esprima, trasformandone i singoli esponenti nel cosiddetto ceto medio riflessivo che, a seconda dei gusti, consideriamo casta o popolo ragionante, provando il medesimo brivido concettuale dei fisici d’inizio Novecento, quando si scervellavano sulla natura ondulatoria o corpuscolare della luce?

O, per caso, l’intellettualit una funzione oramai diffusa, molecolare direbbero i pi modaioli, nella quale il diritto-dovere di dire la propria prescinde dai ruoli nei quali istituzionalmente si depositato il diritto-dovere di prendersi cura della cosa pubblica; prescinde dalle anagrafi e prescinde, ovviamente, dalla competenza specifica, quasi un tributo al vecchio adagio paolino circa lo Spirito che vivifica contrapposto alla Lettera che uccide? Lo spirito delle nuove energie partecipative contrapposto alla lettera delle vecchie abitudini censorie; l’anchilosi della cattedra contro la straripante vitalit partecipativa: sin qui per berciante soprattutto sui social, pi simili alla curva B del pensiero, copyright d’Errico, che a think-thank di ultima generazione.

La Politica ha il privilegio di fregarsene, rivendicando un primato che chiss per quanto tempo ancora potr esercitare, biasimando o sobillando collateralismi instabili: non sono ottimista, giacch una societ civile gracile, pure riassunta dalla straordinaria foga di pochi, non promette interlocuzioni fruttuose con chi detiene il Potere, ciclotimicamente alternando euforia propositiva e catatonia successiva, sinonimo di ritirata dal mondo della partecipazione civile. Le teste d’uovo dovrebbero, invece, discutere il quesito evocato da Ruotolo e formalizatto da d’Errico: il paradigma umanistico e storicistico che ne ha sin qui segnato la traiettoria retorica ed esistenziale in crisi irreversibile o pu essere recuperato? Riassumo, tanto provocatoriamente quanto rispettosamente: meno filosofi e storici e pi artisti? Di questo si tratta, dopotutto. Di un modello del sapere e dell’agire che da noi una seconda natura, a tutt’oggi incontaminabile da competenze altre che reclamano un posto nella tavola delle idee.

6 febbraio 2020 | 12:19

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Source link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *